Tratta da: “Pensa chi sei” di Ralph Waldo Emerson:
Siamo nel medioevo e si sta costruendo una cattedrale.
Un visitatore entra nel cantiere e vede tre tagliapietre che stanno lavorando.
Va dal primo e gli domanda: “Che fai?”.
Quello, di malumore e senza neanche sollevare la testa, gli risponde: “Non vedi? Taglio pietre!”
Poi va dal secondo e gli fa la stessa domanda.
Questi, con un’alzata di spalle e distogliendo solo per un attimo lo sguardo dal masso, gli risponde: “Mi guadagno la stozza”.
Infine va dal terzo. “Che fai?”, gli domanda.
L’uomo posa con calma gli attrezzi, si alza in piedi e con gioia risponde: “Sto costruendo una cattedrale!”
L’atteggiamento con cui fate qualcosa, qualsiasi cosa facciate, è importantissimo…
Quel piccolo omino pensieroso… Ha tutta la distesa dei suoi colori davanti, ma sul foglio sta lasciando solo tracce senza senso. Non è da lui.
Continuo ad osservarlo, chiedendomi che cosa avrà mai per la testa… Chissà che cosa lo sta preoccupando… A 4 anni non si hanno molti strumenti per affrontare qualsiasi problema… (E, ricordate sempre che le convinzioni depotenzianti sono spesso nate da domande “come…?” a cui non si è riusciti a dare risposta da piccoli).
Inutile fare la domanda diretta, questo lo so bene.
E allora? Hummm…
“Matteo! E se, per una volta, la costruissimo io e te una storia, invece di leggerla da un libro?”
Alza la testa e mi sorride. E’ già un buon risultato.
What if… Via @fabioIdesu
(via fabiodesu)
Capita che, a volte, ci si ferma per capire se le cose che si fanno hanno un senso.
E capita che, a volte, la risposta non sia proprio immediata.
Ma capita anche che, a volte, la risposta arrivi dalle cose che accadono.
E’ stato così l’altra sera a Lamezia Terme.
Il Ministro Fabrizio Barca nel suo viaggio “Verso Mezzogiorno” ha voluto incontrare organizzazioni e persone del Forum del Terzo Settore calabrese.
Tra loro c’era anche Massimo.
L’ho conosciuto 15 anni fa. Io ero un apprendista formatore e lui un allievo di un corso in cui si apprendeva l’arte del fare impresa.
L’altra sera c’ero anch’io quando Massimo ha letto la lettera che aveva preparato per il Ministro.
E l’altra sera nel sentirlo così fiero delle cose che raccontava ho lasciato, anch’io, che l’emozione mi indicasse il senso delle cose.
È proibito
piangere senza imparare,
svegliarti la mattina senza sapere che fare
avere paura dei tuoi ricordi.
È proibito non sorridere ai problemi,
non lottare per quello in cui credi
e desistere, per paura.
Non cercare di trasformare i tuoi sogni in realta’.
È proibito non dimostrare il tuo amore,
fare pagare agli altri i tuoi malumori.
È proibito abbandonare i tuoi amici,
non cercare di comprendere coloro che ti stanno accanto
e chiamarli solo quando ne hai bisogno.
È proibito non essere te stesso davanti alla gente,
fingere davanti alle persone che non ti interessano,
essere gentile solo con chi si ricorda di te,
dimenticare tutti coloro che ti amano.
È proibito non fare le cose per te stesso,
avere paura della vita e dei suoi compromessi,
non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.
È proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,
dimenticare i suoi occhi e le sue risate
solo perche’ le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi.
Dimenticare il passato e farlo scontare al presente.
È proibito non cercare di comprendere le persone,
pensare che le loro vite valgono meno della tua,
non credere che ciascuno tiene il proprio cammino
nelle proprie mani.
È proibito non creare la tua storia,
non avere neanche un momento per la gente che ha bisogno di te,
non comprendere che cio’ che la vita ti dona,
allo stesso modo te lo puo’ togliere.
È proibito non cercare la tua felicita’,
non vivere la tua vita pensando positivo,
non pensare che possiamo solo migliorare,
non sentire che, senza di te,
questo mondo non sarebbe lo stesso.
non sentire che, senza di te, questo mondo non sarebbe lo stesso.
C’è chi nella vita allena il suo cervello a visualizzare ciò che desidera e il modo in cui lo otterrà.
E c’è chi, invece, allena il suo cervello a costruire le sue paure ed i timori di fallire.
Modi diversi di usare il proprio cervello, portano risultati diversi.
Nessuno può obbligarti ad usare il tuo cervello in un modo o in un altro.
Solo tu puoi decidere come usarlo.
Questione di scelte.
E di senso della responsabilità verso la tua stessa vita.